domenica 29 gennaio 2012

Sesso e amore

Un tempo il sesso era un tabu, si faceva di nascosto, non si doveva sapere ed era visto come un peccato. Oggi le offerte sono moltissime, il sesso è, finalmente, libero. Dove ti giri ti giri vedi qualcosa che te lo riporta alla mente ( vestiti, pubblicità, foto…) senza parlare della rete dove puoi scoprire tutte le informazioni che vuoi con molta ma molta, forse troppa, facilità.
Io penso che da una parte questo sia giusto, perché fare sesso non fa male anzi esserci liberati dai vincoli che hanno bloccato le generazioni passate è stato un bene ma, come al solito, si è passati da un eccesso ad un altro. Mentre prima si pensava che fosse una cosa totalmente errata adesso sembra indispensabile farlo subito, sempre ed essere aggiornato su tutte le tecniche. Sembra indispensabile “darsi da fare” il prima possibile per sentirsi più grandi e venir meglio accettati. Oggi sembra essere diventato un tabu la riservatezza, l’intimità, l’attesa e il desiderio di “ volere” un’altra persona.
Ripeto che io sono molto più favorevole ad un mondo aperto al sesso piuttosto che a un mondo di falsità e di vergogna, ma sul sesso bisognerebbe dire e spiegare che da SOLO non potrà mai darti quello che può darti quando è accompagnato dall’amore.
Il sesso rimane “ chiuso in se stesso”: c’è un massimo di piacere che finisce non appena si raggiunge l’orgasmo. Arrivati al culmine tutto finisce, non c’è più niente, ci sono solo due persone che a volte nemmeno si conoscono.
Nel libro “Le canzoni dei Doors commento e traduzione dei testi di Giulio Nannini Editori riuniti”
Viene commentata una canzone ( Cars hiss by my window p.108) che parla di due ragazzi dopo un rapporto sessuale e descrive molto bene quello che sto cercando di dire.
Nel libro è scritto:… non rimane altro rumore se non quello del traffico stradale. Restano duo corpi orfani di tenerezze e indifferenti come due estranei.
Questo è appunto quello che lascia il sesso quando non è accompagnato d’amore ed è una cosa di cui sembra non si voglia mai parlare. Ripeto, ancora una volta, che sono favorevole al sesso ma mi infastidisce il fatto che sembra sia l’unica cosa che conti quando in realtà quello che davvero conta è il sesso accompagnato dall’amore perché l’amore non si esaurisce con la fine dell’atto sessuale, ma c’è qualcosa che continua anche dopo; qualcosa che va oltre il puro sesso e che si può “ascoltare” solo quando due persone si amano.
Una volta ho scritto che il silenzio dopo l’amore è un silenzio di gioia, un silenzio che riesci ad ascoltare solo grazie all’amore.
Sono convinto che chiunque abbia provato entrambe le cose ( sesso e sesso accompagnato d’amore) possa condividere con me il fatto che 100 scopate non valgono una con la ragazza che ami.

Ulteriori informazioni sul sesso e amore di Erich Fromm:

La distinzione tra gioia e piacere è di importanza cruciale, se si tiene conto della differenza tra le modalità dell’essere e dell’avere.
Non è facile cogliere questa differenza, dato che viviamo in un mondo di “piaceri senza gioia”.
Cos’è il piacere ?
È la soddisfazione di un desiderio.
Il piacere può avere grande intensità: è quello che deriva dal successo sociale, dal guadagno di denaro, dalla vincita di una lotteria; è il convenzionale piacere sessuale, una bella mangiata, la vittoria in una gara; è lo stato di euforia prodotto dall’alcol, dalle droghe..
Il piacere non conduce alla gioia.
Il piacere è un esperienza “culminante”, che raggiunge improvvisamente il massimo e altrettanto improvvisamente termina.
È l’estasi infuocata di un istante.
Si raggiunge un momentaneo trionfo, seguito da una profonda tristezza.
Un esempio di piacere è il sesso senza amore.
La gioia nel sesso può essere sperimentata solo qualora l’intimità fisica sia accompagnata dall’intimità amorosa.
Essere vivi e attivi produce gioia.
La gioia porta ad una nascita interiore; è un qualcosa che continua; è un esperienza che non finisce in un attimo.

www.qualcosacheleggo.it (Sito dedicato alle opere di Erich Fromm)


sabato 7 gennaio 2012

La vita è una sola.

Amico mio la vita è una sola! Non ne avrai un’altra a disposizione.
Non ci sarà più il tempo per fare quello che ti piace…
Ci sarà solo il tempo per rimpiangere quello che non hai fatto; ci sarà solo il tempo per dire non ho avuto il CORAGGIO di scegliere.
Amico mio credi davvero che fare un sacco di soldi ti renderà più felice?; credi davvero che essere sempre alla moda ti farà sentire più sicuro?; credi davvero che essere come gli altri ti farà stare meglio? Ma se così fosse mi chiedo quale sarà la differenza tra tè e gli altri. Se tu cerchi di essere uguale agli altri come potrai essere TE STESSO?
Amico mio la vita è una sola. Goditela. E quando dico goditela non parlo di bruciartela; non parlo di droga e alcol, ma parlo di cercare a tutti i costi uno scopo. IL TUO SCOPO. Le tue capacità.
Cercale perché ognuno ha le sue. Cercale e tirale fuori perché questa è l’unica cosa che potrà davvero renderti libero e felice. Tutto il resto sono illusioni che ci mettono in testa. Tutto il resto potrà darti solo una semplice e insignificante serenità SUPERFICIALE.
Ma la vita è una sola perché sprecarla? Perché accontentarsi di una felicità superficiale quando si può (con sacrifici, impegno, errori e difficoltà) ottenere una vera sicurezza e una vera felicità?
Amico mio la vita è una sola fai quello che sei in grado di fare, fallo qualunque cosa sia…


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sabato 24 dicembre 2011

Perché sono infelice?

Perché sono infelice?
Perché sono così insicuro?
Cosa non va?
Vorrei essere più sveglio ma non ci riesco, perché?
Vi è mai capitato di chiedervelo?
Penso di si! E di solito le risposte a queste domande  si trovano dappertutto: internet, libri incentrati sulla sicurezza di se, corsi di yoga, corsi di autoaffermazione , riviste che parlano di benessere ecc. Tutte cose facili d’apprendere e da mettere in pratica ma che non toccano mai il problema alla radice. Tutte cose ti permettono di funzionare bene e di inserirti meglio nella società, ma che non ti permettono mai di arrivare ad una vera sicurezza interiore. Al massimo si può ottenere una sicurezza solo superficiale.
Come dice Erich Fromm quando parla dei “ venditori di salute” ( Da avere a Essere Mondadori ):
"I “venditori di salute” si limitano a soddisfare un bisogno assai diffuso.
Molte sono le persone confuse e insicure alla ricerca di risposte che diano loro gioia, calma e che suggeriscano loro il modo di capire se stessi, quindi di “guarire”; purché gli antidoti consigliati siano facili da apprendere, richiedano uno sforzo limitato o possibilmente nullo e, soprattutto, che il successo della terapia non tardi a manifestarsi. 
Oggi lo spettro delle offerte è completo: sensitivity-training, terapia di gruppo, zen, T’ai Chi Ch’uan sono termini entrati nel lessico comune. In un ambiente confortevole lo studente e il manager si trovano a fianco di ogni categoria di persone; ed ad accomunarli è la stessa sindrome patologica: la mancanza di contatti interpersonali e di sentimenti autentici e, insieme, il medesimo desiderio di raggiungere l’effetto liberatorio senza eccessivi sforzi.
Su alcuni di questi smorgasbords, come ad esempio la sensory awareness di Charlotte Selver non c’è nulla da eccepire, e la mia critica riguarda semmai l’atmosfera in cui si svolgono i corsi. Nel caso di altri l’impostura inerisce invece alla superficialità delle teorie, soprattutto qualora pretendano di rifarsi all’insegnamento dei grandi maestri di vita. Mentre – esplicitamente o implicitamente – promettono, con vari metodi, una radicale trasformazione della personalità, in realtà ciò che viene raggiunto è un temporaneo miglioramento della sintomatologia depressiva o nella migliore delle ipotesi, portano ad un aumento di energia accompagnato da una diminuzione di tensione. 
In sostanza, queste tecniche sono un mezzo per sentirsi meglio e per riuscire a inserirsi nella società più agevolmente, senza determinare sensibili modificazioni del carattere.
Negli ultimi anni sono stati dati alle stampe molti libri che trattano della strada verso il vivere bene, alcuni dei quali davvero utili, altri invece dannosi perché ingannevoli, nel senso che sfruttano il nuovo mercato che fa appello al desiderio della gente di sfuggire al proprio malessere. 
N.B.
I metodi come lo yoga, la meditazione buddista, training autogeno, portano a un benefico senso di distensione e recupero di energie. Quindi il loro risultato è sicuramente auspicabile, ma non ha niente a che vedere con una radicale trasformazione che porti l’uomo dall’egocentrismo alla libertà interiore. A chi non si aspetta di trovare una strada così semplice per la guarigione, si rivelano tuttavia di grande aiuto.“

Come dice Fromm servono a dare energia ma non a cambiare dal punto di vista del carattere. È un cambiamento esterno ma senza quello interno. ( La sola concentrazione non basta a dare la felicità ) 
È come attraversare un fiume inquinato con una barca invece che pulirlo.
Tu attraverserai anche il fiume, ma il fiume rimarrà comunque sporco.
In realtà l’unico rimedio efficace per raggiungere felicità e sicurezza è cambiare il nostro stile di vita; è cambiare i nostri atteggiamenti verso se stessi, gli altri e la natura; è metterci al di sopra delle cose; è amare e essere attivi; è compiere quel passaggio dalla modalità esistenziale del avere a quella dell’essere.
Questo è davvero molto, ma molto più difficile, però è l’unica soluzione  al problema dell’infelicità.
Se uno riesce a compiere quei passi necessari per passare da una vita orientata sull’Avere a una orientata sull’Essere allora arriverà a sentirti sicuro per quello che è e non per quello che ha;
arriverà a dire: possono portarmi via tutto ma mai quello che sono; arriverà a stare bene con se stesso senza bisogno di autoconvincersi di stare bene; arriverà ad ottenere una sicurezza interiore e non una protezione esteriore.
Questo è quello che si può chiamare felicità. Stare bene con se stessi, per il fatto di esprimere le proprie capacità e arrivare dire: IO SONO QUESTO, QUESTO MI PIACE E LO SO FARE BENE, QUESTO SONO IO E QUESTO è QUELLO CHE VOGLIO DALLA MIA VITA.
Perché la vita è una sola e tu puoi sprecarla cercando di far soldi e riempirti di cose oppure puoi cercare di vivere intensamente, ogni giorno, cercando di venir fuori; cercando, come dice Fromm, di divenire ciò che si è in potenza.


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sabato 17 dicembre 2011

Prepariamoci a rimboccarci le maniche

Che ce lo vogliono dire o no arriveranno tempi duri, più duri di quelli che stiamo passando.
Arriveranno tempi in cui solo l’uomo, collaborando, potrà sopravvivere.
Questo nostro modo di vivere incentrato sull’avere, sull’possesso e sulla produzione illimitata ci ha portato nella situazione disastrosa in cui ci troviamo oggi.
Una situazione ingarbugliata e anomala per le società occidentali (ormai non solo quelle occidentali) convinte, ancora oggi, che questo modo di vivere ( produzione-consumismo-accumulo di capitali- sfruttamento della natura…) sia giusto e che sia l’unico modo che l’uomo conosce e che vuole.
Una situazione prevista ma mai ascoltata ne dai potenti della terra ne dagli “uomini comuni” convinti anch’essi che questa sia l’unica strada a disposizione dell’uomo.
Una situazione che tutt’ora, nonostante la crisi, viene affrontata ancora insistendo proprio su quello che ci ha portato alla crisi. ( vedi post precedenti “Crisi economica” e “Ci chiedono di fare sacrifici”)
Una situazione che nonostante le chiacchere di politici e presunti professionisti non potrà che aggravarsi. Ed è triste sentire colleghi, amici, familiari e persone parlare di questa crisi cercando di darsi delle risposte e delle soluzioni magari personali o magari sentite da chi dovrebbe risolvere i nostri problemi visto che sono pagati per quello. È triste sentire parole di speranza o di odio vedendo il nuovo capo del governo. È triste non riuscire a spiegare che questa o quella manovra non ci porterà da nessuna parte; che fino a quando non cambieranno le basi del nostro modo di vivere non ci sarà nessuna possibilità di venirne fuori; che chi ci governa non solo non ha la certezza del funzionamento delle manovre che propone ma nemmeno sa offrire una valida spiegazione a questa crisi; che molto probabilmente nessuno ha il coraggio di dire la verità e chi vorrebbe dirla viene isolato e non messo nelle condizioni di parlare.
E infine è triste che pur avendo una possibilità di salvezza (quella del passaggio dall’avere all’essere) non venga mai proposta ne presa in considerazione.
In questa situazione non mi resta che dire: prepariamoci a rimboccarci le maniche perché se non ci scanneremo l’uno con l’altro ci sarà da lavorare parecchio.
Lavorare e collaborare senza guardare al mio e al tuo ma soltanto al nostro.
C’è ancora una speranza all’interno dell’uomo cerchiamo di vederla e di tirarla fuori.
Cerchiamo di riportare l’uomo al suo posto e cioè davanti a tutto il resto, perché noi siamo la “cosa” più importante che sia stata creata.


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lunedì 12 dicembre 2011

Ci chiedono di fare sacrifici…

I nostri politici ci chiedono di fare altri sacrifici; di stringere ancora la cinghia.
Mi sta bene! Mi sta bene fare sacrifici per il mio paese e mi sta bene fare sacrifici per il bene di tutti. Ma mi chiedo a cosa serviranno tutti questi sacrifici?
Come potranno servire se vengono utilizzati nella maniera sbagliata?
Come potranno servire  se vengono investiti per mandare avanti un’economia che non funziona più?
È come portare benzina a un’auto rotta.
È come il criceto che gira e gira sulla sua ruota, spende tante energie, ma alla fine rimane sempre nello stesso punto.
Che senso ha investire i miei sacrifici su un cavallo perdente?
E che è perdente non lo dico io, ne i saggi o i filosofi e nemmeno qualche buon giornalista, ma lo dicono i FATTI. Lo dice la realtà che questa economia è insana non solo per l’uomo, schiavo del consumismo, ma anche per la stessa economia. Quindi, come dicevo prima, mi sta bene fare sacrifici ( darei anche tutto il mio stipendio per fare qualcosa di buono) ma vorrei che questi venissero indirizzati verso una strada nuova; una strada diversa, magari difficile e forse impossibile da percorre ma che almeno mi possa dare una speranza di riuscita invece che la certezza del fallimento.
È impensabile continuare a finanziare un’economia che non funziona più...
Vorrei concludere dicendo che mi sembra ridicolo chiedere dei sacrifici al popolo senza sacrificarsi in prima persona. Non esiste capo che chiede cose che lui stesso non da.
Il vero capo per ottenere rispetto deve dare rispetto.
Quindi i politici dovrebbero sacrificarsi con noi visto che ci chiedono dei sacrifici e stingere la loro cinghia come ci chiedono di stringere la nostra, ma non per carità o per una guerra al potere ma per giustizia. E anche se non servirà a coprire il debito o a risanare l’economia sarà comunque un gesto  apprezzato e sentito dall’intero paese. Un modo per avvicinare chi governa al popolo senza troppe chiacchere e senza troppe parole.

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sabato 10 dicembre 2011

Concentrazione

Quanto è importante la concentrazione?
Ne ho sempre sentito parlare ma mai mi sono reso conto veramente della sua importanza.
Credo che se la concentrazione fosse più diffusa ci sarebbero molte più persone sicure di se e sopratutto felici. In quanto la concentrazione sviluppa delle energie  che vanno oltre a quelle che ci servono per svolgere un determinate compito.
E queste enercie ci fanno sentire vivi.
Svolgendo un compito senza essere concentrati  non si mettono in moto queste energie e quindi il compito viene comunque svolto ma non ci si sente vivi.
La concentrazione è palese in tutti gli sportivi. Immaginate una ragazza che fa danza classica come potrebbe svolgere il suo esercizio senza essere concentrata? Oppure un pugile che sul ring si ripete: adesso gli sferro un diretto, poi mi sposto, finta e poi gancio. È molto probabile che mentre “ pensa” ha già incassato duri colpi dall’avversario.
La concentrazione è d’obbligo per gli sportivi, ma lo dovrebbe essere anche per la gente comune e lo dovrebbe essere per svolgere qualsiasi cosa dalla più banale alla più impegnativa.
La concentrazione si dissolve nel momento stesso in cui uno inizia pensare.
Fecendo le “cose” in maniera concentrate la vita appare completamente diversa. E insisto nel dire che va applicata in tutti i momenti della giornata proprio perchè sviluppa delle forze che sono nostre; che sono interiori; che appartengono all’uomo. Ed è assurdo privarsene e non utilizzarle.
La concentrazione è un “arma” propriamente umana e sopratutto è qualcosa che dipende da noi e non dall’esterno: non deve essere comprata ma solo messa in pratica.

NB
La sola concentrazione non basta per poter essere felici, ma può essere la base da dove far nascere la felicità.
Una persona può concentrarsi pur continuando a vivere una vita sensa senso. Sicuramente riuscirà a muoversi molto bene nella sua vita ma mai potrà essere davvero felice come uno che segue la sua strada; che sviluppa le sue capacità; che le mette in pratica, e che vive secondo la modalità esistenziale dell’essere e non secondo quella dell’avere.


IMPORTANTE
Alcuni passi di EF in cui si parla della concentrazione. ( Vedi opere di Erich Fromm Mondadori, Newton Compton Editori, Casagrande, Bompiani, Gabbiani.)

Qualunque attività, se svolta con concentrazione, ci fa sentire più svegli ( anche se dopo sopravviene una naturale e benefica stanchezza ), mentre ogni attività svolta senza concentrazione ci stanca e ci annoia e, nel medesimo tempo, non ci concilia il sonno alla fine della giornata.
Concentrarsi significa vivere pienamente del presente, del momento attuale, senza pensare al prossimo impegno.
La nostra civiltà conduce ad un modo di vivere assolutamente privo di concentrazione. Si fanno molte cose alla volta: si legge, si ascolta la radio, si chiacchiera, si fuma, si mangia, si beve. 
La facoltà di concentrarsi è diventata rara primo perché nessun traguardo viene inseguito con passione e secondo perché si crede che la concentrazione sia troppo impegnativa e che per giunta affatichi. 
In realtà, a stancare è la mancanza di concentrazione, mentre la concentrazione tiene desti. 
Semplicemente accade che, compiendo un’attività senza essere concentrati, non si mettono in moto energie perché ne bastano poche per assolvere il compito specifico, mentre è proprio la mobilitazione delle energie a mantenere una persona sveglia e vivace. 
…la concentrazione sviluppa delle energie che ti rendono attivo…
La difficoltà di concentrarsi, tutto sommato, consegue direttamente alla struttura del nostro sistema di produzione.
Quanto più il nostro compito si riduce a “servire” la macchina o a fare qualcosa che, a ben vedere, potrebbe essere compiuto dalla macchina stessa, tanto più diminuisce la possibilità di concentrarsi nell’esecuzione di un lavoro.
…che importa concentrarsi se poi fanno tutto le macchine?...

L’esercizio sistematico della “retta attenzione” rappresenta il metodo più semplice, diretto, completo ed efficace per allenare la spirito e renderlo non solo idoneo ad che affrontare i compiti e i problemi quotidiani, ma anche a conseguire il fine ultimo la liberazione dalle passioni. N.M.
“La retta attenzione è la base insostituibile per una retta vita e un retto pensiero e, pertanto, contiene un messaggio vitale per ciascuno; serve al potenziamento delle capacità individuali ancora represse, affinché la forza interiore si accresca e la felicità diventi maggiore e più pura” N.M.
La concentrazione contribuisce ad assicurare una chiarezza sempre maggiore e a fornire una visione purificata da ogni falsificazione. N.M.
La concentrazione va praticata in tutti i momenti della vita quotidiana. Ciò significa che niente va compiuto in maniera disattenta ma, al contrario, in modo estremamente vigile e consapevole.
Così ad esempio, camminare, mangiare, pensare, vedere…; il fine è che la vita appare trasparente in ogni suo aspetto. 
Ogni esperienza recepita con attenzione, è chiara, reale e perciò mai automatica o meccanica e nemmeno confusa.
Raggiungendo il livello della completa attenzione in senso buddistico, si è spiritualmente svegli e consapevoli della realtà, si è concentrati, dunque non distratti.
N.M. ( Nyanaponika Mahathera, The Heart of Buddhist Meditation ).

…l’attività, in quel preciso momento, deve essere la sola cosa che conti, alla quale darsi completamente. Se ci si concentra, importa poco ciò che si fa; le cose importanti, così come quelle poco importanti, assumono una nuova dimensione, perché hanno la nostra completa attenzione.
Il concetto buddista di attenzione presuppone questo preciso modo di essere in OGNI MOMENTO DELLA GIORNATA; ed è espresso dalla frase:
“ Quando dormo, dormo; quando mangio, mangio...”
Quindi puoi concentrarti in qualsiasi attività: in uno sport, in un gioco come gli scacchi, con uno strumento musicale, nel ballo, nella pittura, mentre leggi un libro, quando ascolti una persona..
“La maggior parte delle persone ascolta gli altri, oppure da consigli, senza ascoltare veramente. Non prende sul serio l’interlocutore e come risultato la conversazione stanca. È convita che si stancherebbe anche di più se si concentrasse per ascoltare. Ma è vero il contrario”.


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domenica 4 dicembre 2011

Attività produttiva

Come tutte le cose inerenti all’esperienza ( amore, amicizia, gioia, passione...) sono difficili da spiegare a parole, anzi più si prova a farlo e più non ci si arriva mai, proprio perché certe cose uno può solo sperimentarle da se per poterle capire.
L’attività produttiva è la caratteristica principale dell’essere, ed è un energia che proviene dall’interno, che non ha niente a che fare con l’essere indaffarati.
Essere indaffarati significa fare un sacco di cose, magari senza essere concentrati e senza provare passione e quindi questa per quanto sembri un’attività in realtà è una passività. Cioè, io posso fare tante cose, magari assieme, e sembrare una persona molto presa e attiva, ma se non sono dentro alle cose che faccio, se non mi faccio avvolgere completamente da quello che faccio, io posso anche, agli occhi della gente, sembrare una persona viva e attiva, ma in realtà mi muovo tanto fuori mentre dentro tutto rimane fermo e immutato.
L’attività produttiva invece la si può provare pur non facendo niente; pur non muovendosi affatto.
Perché a muoversi è il dentro e non il fuori.
Questa energia è la stessa che prova un bambino: qualsiasi cosa tocca e vede per lui è sempre una gioia. Ed è la stessa che si prova  esprimendo le proprie capacità e diventando se stessi.
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La sua caratteristica fondamentale consiste nell’ essere attivo, che non va inteso in senso di una attività esterna, nell'essere indaffarati, ma di attività interna.
La passività esclude l'essere...
Nell'accezione moderna, l'attività è di solito concepita come un tipo di comportamento che implica un effetto visibile grazie a un impiego
di energia; si riferisce unicamente al comportamento. In realtà c'è una differenza tra attività vera e propria (attività produttiva) e essere indaffarati.
L'attività produttiva, talvolta si riesce a percepirla quando ci troviamo in compagnia di qualcuno che amiamo, quando guardiamo un panorama o quando leggiamo qualcosa di molto interessante ed eccitante. In quel caso non ci stanchiamo: sentiamo nascere in noi un'energia inattesa, proviamo un profondo sentimento di gioia. L'uomo produttivo orientato verso l'essere ha un'attività che trae la sua origine dall'interno.
L'espressione "attività produttiva" denota lo stato di attività interiore, ma non è necessario che sia in rapporto con la creazione di qualcosa. La produttività è un orientamento caratterologico di cui tutti gli esseri umani sono capaci.

GLI INDIVIDUI PRODUTTIVI ANIMANO TUTTO QUELLO CHE TOCCANO; DANNO VITA ALLE PROPRIE FACOLTÀ, MA ANCHE ALLE PERSONE E ALLE COSE CHE LI CIRCONDANO.
Con il suo atteggiamento produttivo genera anche negli altri una reazione produttiva.
Coinvolge se stesso e gli altri.
Soffiano vita nelle altre persone.
L’uomo vivo è simile ad un recipiente che ingrandisce mentre lo si colma, sicché mai sarà pieno.
Come dicono i buddisti: “non solo io vedo la rosa, ma anche la rosa vede me”.

Esiste una forma di energia di natura puramente fisica, questa comincia a declinare dal venticinquesimo anno di età.
Ma esiste anche un altro tipo di energia, che nasce dal nostro rapporto con il mondo, dal nostro essere interessati al mondo; che nasce dal nostro coinvolgimento.
Vi sono degli ottantenni che hanno vissuto una vita intensa, amore, coinvolgimento e interesse, e nei quali si può riscontrare una straordinaria e sconvolgente carica di vitalità e di energia, che nulla hanno a che fare con le possibilità che il corpo mette loro a disposizione.
Gioia, energia e felicità – tutte dipendono dalla misura del nostro interesse e coinvolgimento -

                                                                                                                                     Erich Fromm

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